Un gruppo dell’Institute for Quantum Computing dell’Università di Waterloo, in Canada, ha dimostrato per la prima volta l’uso di una molecola come sensore quantistico con lettura meccanica del segnale. Il lavoro, guidato da Raffi Budakian con primo autore Sahand Tabatabaei, è pubblicato su Physical Review X.
Come funziona
Il sensore è lo spin elettronico di una molecola chiamata trityl-OX063. Gli spin vicini ne modificano il comportamento, e questa variazione viene rilevata da sottilissimi fili di silicio, larghi circa 100 nanometri e lunghi 20 micron, che misurano forze minuscole invece di usare la luce. Con una nuova sequenza di controllo il gruppo ha mantenuto la coerenza degli spin per circa 400 microsecondi, circa 60 volte più a lungo della tecnica standard nello stesso sistema.
A che punto è
Oggi il sensore rileva lo stato magnetico di circa 10 spin: non è ancora sensibile al singolo spin. Lo stesso Budakian spiega che ci sono altre tappe da superare prima di arrivare a un sensore per singole molecole. L’obiettivo dichiarato è ricostruire la struttura di una singola proteina, con possibili ricadute sulla ricerca di nuovi farmaci.
Perché ci interessa
I sensori sono uno dei fronti che seguiamo. Questo risultato mostra una strada diversa da quella dei diamanti sintetici letti con la luce, oggi la più diffusa.
Fonti
- University of Waterloo, Using a molecule as a quantum sensor, comunicato ripreso da Phys.org il 28 luglio 2026
- Tabatabaei, Budakian et al., Long-Lived Mechanically-Detected Molecular Spins for Quantum Sensing, Physical Review X, 2026